La dura vita dell'influencer

05.05.2021

   Era il lontano 2020 quando mi resi conto di essere l'unica persona al mondo che non aveva sentito parlare di Chiara Ferragni. Desiderosa di conoscerla, digitai sul famoso social Instagram il suo nome e cognome e compresi in pochi giorni che mi trovavo dinanzi ad un fenomeno chiamato "marketing strategico" utilizzato nel migliore dei modi per creare dei veri dipendenti da social web. Il punto di forza di questa giovane imprenditrice di se stessa era quello di rendere partecipi gli estranei di ogni singolo momento della sua vita. Aumentando quotidianamente i followers che generavano like ai mille scatti resi pubblici, ogni tipo di azienda provava ad avvicinare l'influencer per pubblicizzare i propri prodotti. 

    Provai a staccare per un attimo il mio pensiero sul significato di "influenzare" qualcuno con un qualcosa che sia di valore o meno e presi spunto dalla vita di Van Gogh e dalla sfortuna che colpì il grande artista che riuscì a catturare l'attenzione del mondo solo quando decise di lasciare andare la materia, quella tanto desiderata merce che ora tutti vendono cercando di condizionare gli atteggiamenti altrui solo grazie a quella macchina atroce chiamata pubblicità. 

    Nell'era del mostrare e della condivisione estrema di ogni particolarità che ci contraddistingue, non riusciamo più a fare silenzio e a custodire dentro l'anima i frammenti di bellezza, ma lottiamo contro i nostri simili per divenire influenti e dare qualche suggerimento ad account senza corpo affinché possano generare economia ed acquistare anche ciò che non serve. L'online è un contenitore di piccoli e grandi imprenditori di balsami e caffè, di scarpe ed attrezzi miracolosi per dimagrire, di ingegneri e architetti laureati su Facebook, TikTok e Youtube che guadagnano migliaia di euro parlando del nulla. 

    Van Gogh decise di tagliarsi un orecchio e poi di togliersi la vita e quello probabilmente fu il suo modo di lasciare il segno ai posteri del passaggio sensato di un uomo che aveva molto da dire, ma diede all'arte l'arduo compito di esplorare la sua interiorità, tanto profonda quanto intrigante e probabilmente sono stata influenzata dalle sue opere, generando nel mio piccolo il romanzo "Girasoli d'Oriente". Grazie Vincent perché sei riuscito a convincermi di comprare la bellezza che hai lasciato nell'etere. 

Imelda Zeqiri